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Risponde LUIGI CARBONI (Artista) 
Risponde LUIGI CARBONI (Artista)

Il mondo si è strutturato in questi ultimi 25 anni su una idea unica, come se fosse lecito parlare di pensiero unico. Il bisogno di conoscere il mondo è stato superato dal desiderio di sfruttarlo. In nome della globalizzazione del mercato si è teso a confondere la democratizzazione con l’omologazione e l’omologazione con il progresso.
Alla luce dei recenti avvenimenti, riguardanti l’emergenza sanitaria mondiale, avremo sicuramente modo di riflettere su noi stessi e su quello che sembra mancare o essersi perso nell’esperienza del momento, cercando di decifrare i segni del presente. Forse dovremmo chiederci dove si colloca oggi la nozione di progresso.
Penso che rivaluteremo le differenze culturali, ricercando l’autonomia sulla base delle proprie radici culturali. L’identità è l’ultima forma di resistenza contro l’omologazione, la consapevolezza del sé ci può dare la responsabilità di cambiare le cose, intervenendo sul mondo per indicarne un nuovo modo di osservarlo.

Non credo che riuscirà a sopravvivere l’idea di una società che non pensa più a lungo termine, che risolve i problemi di volta in volta, vivendo il presente come unica realtà. Sarà necessario, in futuro, avere un orizzonte storico e politico, una visione. Sarà richiesto un atteggiamento maturo e consapevole, attraverso una riflessione, che si confronta sulle questioni urgenti come i rischi derivanti dall’inquinamento, gli effetti dell’invecchiamento della popolazione, l’immigrazione, la sovrappopolazione, il bisogno imprescindibile di difendere i diritti e la necessità di tutelare la natura.

L’arte ricercherà l’autonomia sulla base delle proprie radici culturali, rivalutando il concetto di identità. Il ruolo della cultura occidentale e le problematiche legate alla convivenza delle diverse civiltà saranno i punti nodali del dibattito dei prossimi anni. Sarà esplicito il desiderio di una ri-creazione di un nuovo spazio dove riflettere sulla bellezza, perché la bellezza non è esclusa dal “moderno”. Ci sarà la volontà, per un certo periodo, di non voler creare nuovi segni, ma di esaminare e dare nuova vita a quelli che già affollano questo mondo, sottolineando come l’opera sia un momento introspettivo, necessariamente esistenziale. L’arte sarà un punto di rammendo tra l’accelerazione tecnologica e il rallentamento della contemplazione.
Si elimineranno gerarchie e generi, privilegiando solo una storia dell’arte dell’intensità. Il sistema dell’arte, recentemente si era legato troppo alla finanza e al mercato, riprenderà una sua autonomia, voltando le spalle alla frenetica dinamica consumistica del sistema culturale odierno. Ovviamente il mercato non possiamo abolirlo, ma dovremo ingegnarci a conservare l’anima..
Andranno a diminuire le collezioni che tendono idealmente alla “collezione perfetta internazionale” costruite all’insegna della regola, dove lo strumento di comprensione è quello monetario. Ritorneremo alle collezioni presentate dal proprietario come immagine di sé dove il gusto personale viene costruito attraverso l’esperienza sul campo. Classicità e sperimentazione saranno il paradosso di una dialettica reciproca, l’arte non ricercherà strade lineari, non privilegerà nessun punto di arrivo, non ricercherà un’evoluzione costante: nell’opera troveremo una misura ideale nell’oscillazione tra il diritto alla felicità e la ricerca dell’inquietudine, tra la bellezza dell’esistenza e la malinconia del quotidiano, tra l’orgoglio della storia e il gusto dell’attualità.

Luigi Carboni