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VETRINA / VETRINA

La "Critica alla Modernità" di Jean Clair e la Biennale del 1982 che avrebbe dovuto fare Luigi carluccio. 
Accadeva nel 1982

Nel 1983 la casa editrice Gallimard, di Parigi, pubblicava un libro di Jean Clair “Critique de la modernitè”, che venne successivamente pubblicato in italiano da Umberto Allemandi & C. S.r.l nel 1983 con il titolo “Critica della Modernità”.
Avevo conosciuto Jean Clair a Parigi perchè la sua segreteria mi aveva convocato al Centro Pompidou in seguito alla pubblicazione del testamento di Luigi Carluccio, dopo la sua morte, testamento in cui aveva segnato i nomi degli artisti che intendeva invitare alla Biennale di Venezia, della quale era il direttore. In quel testamento il mio nome compariva in cima alla lista degli artisti giovani e Jean Clair, che era stato nominato Commissario del Padiglione Internazionale con l’incarico di portare a compimento le volontà di Carluccio, intendeva conoscermi.
Luigi Carluccio era considerato un critico d’arte molto influente ed era anche il consigliere della famiglia Agnelli, una lunga esperienza ed un amore incondizionato per la pittura ma con posizioni allora considerate conservatrici. Probabilmente quella fu la ragione per cui a sostituirlo fu chiamato proprio Jean Clair.
Andai nel suo ufficio, gli mostrai il mio lavoro, parlammo del più e del meno ma alla fine mi disse: “Grillo lei è un bravissimo pittore ma troppo post-modern mentre io critico la modernità, mi dispiace ma non posso invitarla”.
La sua Biennale non fu più quella che avrebbe voluto Carluccio, fatta eccezione per la mostra di Balthus che Carluccio amava molto; fu una Biennale fortemente reazionaria, se pur ce ne fosse bisogno!
In quarta di copertina di questo libro compaiono dei concetti che danno il senso della sua posizione: “Ma oggi che cosa è moderno in arte? Giammai si è dipinto così male come in questi ultimi decenni. Pullulano nelle gallerie oggetti eterogenei che di artistico non hanno che i luoghi che li espongono e forse le parole di chi li commenta.
La teoria dell’avanguardia ha trasferito nel campo dell’arte i propositi millenari delle Rivoluzioni. La corsa all’innovazione, il perpetuo superamento, sono stati falsamente identificati con la modernità quando non sono che la caricatura della modernità.
Nel XX secolo ci sono stati due tipi di modernità: il tipo acclamato da tutte le avanguardie che ha preso a modello il messianismo politico (sia il comunismo sia il fascismo) e un’altra modernità molto più sottile ed elaborata, pensata come riflessione critica dell’eredità del passato.”
La sua posizione fu molto forte ma in antitesi allo spirito del tempo benchè alcuni semi dei suoi contenuti erano allora e sono ancora oggi dei semi molto interessanti.
Spesso accade che le teorie di un critico d’arte sono affascinanti ma in certi casi fra la teoria e le scelte artistiche si genera una distanza incomprensibile che fa naufragare le teorie stesse o - ancor peggio - quando un critico usa l’opera degli artisti come compendio visivo strumentale.
Agli inizi degli anni ottanta succedeva anche questo.

Gaetano Grillo
La