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OPERE, FOTO E DOCUMENTI ANNI '80 - la testimonianza di CECCOBELLI 
La meravigliosa stagione degli anni '80 attraverso il racconto di Bruno Ceccobelli.

Arte Anni 80
Negli anni Settanta il mercato internazionale e le cronache dell’Arte celebrarono i movimenti dell’Arte Povera, del Minimal e del Concettuale.
Quando, agli inizi degli anni Ottanta, Achille Bonito Oliva organizzò la mostra nella Loggetta Lombardesca di Ravenna, dal titolo “ Italiana: Nuova Immagine”, aveva già teorizzato, l'anno precedente, un movimento nazionale di pittura, la Transavanguardia, composta dagli artisti Cucchi, Clemente, Paladino e De Maria.
Una “restaurazione” di stile rispetto ad una scena artistica internazionale più mentale, con tanto di ritorno alle palette, alle figure e tanti colori.
Invece, con la mostra tenuta nel bel museo di Ravenna del bravo Direttore Claudio Spadoni, A.B.O., voleva, in un certo qual modo, presentare un movimento molto più ampio, intorno alla sua nuova creatura: un’esposizione di 23 artisti che annoverava, oltre agli artisti della Transavanguardia anche artisti un po’ più giovani di tutta Italia, composti da gruppi di varie gallerie romane, milanesi e napoletane.
Per i romani c’erano gli artisti della Galleria Ferranti e della Galleria Sargentini che saranno poi definiti come la cosiddetta "Scuola San Lorenzo" (nome del quartiere vicino alla stazione Centrale Termini) riuniti nell’ ex- Pastificio Cerere; gli altri artisti erano quelli che avrebbero fatto parte della scuderia di Simona Marchini, la galleria Nuova Pesa; per i milanesi erano presenti Maraniello, Esposito e Germanà... per i napoletani Longobardi e Tatafiore.
In realtà, poi, negli anni scorsi, l’etichetta Transavanguardia che ebbe tanto successo mercantile in Italia e nel mondo, fu poi rinnegata in più occasioni dagli stessi artisti protagonisti.
In quel periodo, a Roma, nacquero due realtà pittoriche differenti: prima la Transavanguardia che guardava più alle sensazioni del colore, alla “semplicità”, diciamo così, della vita quotidiana e anche a un certo tipo di arte del passato, italiana: come, per esempio, a quella del gruppo dei -Valori Plastici- o addirittura a quella del Secondo Futurismo e in alcuni casi c'era un esplicito rimando ad una specie di Pop-Art della memoria, di quella particolare stagione dell’arte nazionale.
Come dicevo, poi si definì, quasi contemporaneamente, l’altro gruppo “Cerere” di Via degli Ausoni numero 3 che aveva radici molto diverse, lì si evidenziarono: Ceccobelli, Dessi, Gallo, Nunzio, Pizzicannella e Tirelli con una cultura più omogenea.
Ci univano certi ideali di “qualità” della superficie e quindi una maggiore accortezza artigianale, con un occhio che guardava al discorso storico sovrannazionale che andava: dal costruttivismo sovietico, alla Metafisica, fino all’ Espressionismo Americano del dopoguerra, con una vicinanza esistenziale al trascendentale nell'arte e, nello stesso tempo, ai suoi valori simbolici metafisici.
Prima di tutto, ci univa il nostro passato, un corso in Scenografia, corso frequentato con entusiasmo dalla maggioranza di noi con una paternità culturale carismatica dovuta al Professore Toti Scialoja dell'Accademia delle Belle Arti di Piazza Mignanelli.
Oltre che bravo artista, Toti era un famoso poeta, intellettuale e filosofo, conoscitore e amico dei più grandi artisti americani come DeKooning e Rauschenberg o della scena artistica italiana da Burri a Turcato .
Da Lui, precedentemente, uscirono molti bravi allievi come: Pino Pascali, Jannis Kounellis, Giosetta Fioroni; altrettanto ci condizionarono le lezioni, nello stesso corso, del critico Prof. Alberto Boatto, studioso della PopArt e di Duchamp.
Noi siamo stati definiti in alcuni casi, come la l'altra parte della Luna degli anni ’80, dopo quella luminosa del successo della Transavanguardia c’eravamo noi artisti dai colori “oscuri” che guardavamo più all'interiorità, all'impasto della materia o a riflessioni filosofiche esistenziali.
Achille, critico scaltro e dinamico, nel 1984 programmò una nuova mostra dal titolo Ateliers, nel nostro Bateau Lavoir; sponsorizzata dal Comune di Roma, con l'Assessore alla Cultura Renato Nicolini, intellettuale vicino a tutte le esperienze teatrali sperimentali di quel momento e inventore dell’eccezionale Estate Romana.
Una mostra, per inciso del tutto innovativa nel panorama nazionale, non in una galleria privata, non in un museo, ma addirittura negli studi degli artisti... dato che tutti gli artisti del gruppo San Lorenzo vivevano e lavoravano nello storico ex-Pastificio dei primi del Novecento, costituito da tre palazzoni in cemento armato di cinque piani interconnessi fra di loro da ballatoi e da cortili interni.
Allora Achille prese coscienza della differenza fra Transavanguardia e il gruppo San Lorenzo dando una mano alla visibilità di quest'altra possibile di visione del mondo, secondo me, più vicina ai valori dalle prime avanguardie storiche internazionali.
Già altri critici avevano formalizzato quest’evidenza che raccoglieva due gruppi di artisti facenti parte due gallerie diverse Dessi, Gallo, Ceccobelli della galleria Ferranti-Sperone invece Nunzio, Pizzicannella e Tirelli della Galleria Sargentini.

Questi critici erano: Flavio Caroli, Italo Mussa, Alberto Boatto, Giuliano Briganti, Marisa Vescovi, Giovanna Dalla Chiesa, Patrizia Ferri, Ester Coen, Roberto Lambarelli, Lorand Hegyi, Peter Weiermair, Stefano Chiodi, Angelo Capasso, Laura Cherubini, Ada Lombardi, Giovan Battista Salerno, Enrico Mascelloni, Lorenzo Mango, Mario Diacono, Antonio D’Avossa...
Sicuramente noi non ci siamo mai considerati una scuola, infatti più spesso siamo stati nominati, come nel caso della mostra a Villa Medici a Roma, nel 2006 dalla curatrice Daniela Lancioni solo con la definizione San Lorenzo o con la stessa critica d’arte nella mostra al Mart di Rovereto del 2009 Officina San Lorenzo.
Perchè sì è messo molto in evidenza che quello era un movimento dove contava di più la propria personale poetica che non un manifesto con retoriche dottrine comuni; quei singoli artisti preferivano che fosse evidenziata una loro “affinità intellettuale”.
Ricordando quella stagione di grande fermento alla quale parteciparono... molti artisti bravi: Campanella, Gatti, Limoni, Mirri, San Just, Turco, Conte, poi architetti, scenografi, grafici e fotografi e ancora attori, stilisti, musicisti, scuole d’arte e stamperie, gruppi teatrali quali: Il Carrozzone con i Magazzini criminali e le prove teatrali svolte nei nostri studi dalla Gaia Scienza e ancora vari artisti venuti dall'estero, soprattutto pittori americani, e scultori che hanno soggiornato a lungo nel nostro affascinante e storico Residence Atelier.
Rammento che si sono succedute anche delle gallerie molto frequentate dalla Nouvelle Vague romana con Italo Mussa al Centro di Cultura Ausoni, lo Studio Campanella, lo Studio d’Arte Contemporanea Casagrande e in ultimo, dal 2004, la Fondazione Pastificio Cerere e lo Spazio Cerere.
In quegli anni ’80, nell’ Italia dove c'era un certo benessere e una Milano da bere, a Roma, fra gli artisti di San Lorenzo, c’erano, oltre al divertimento, delle serie prese di posizione visionarie pittoriche, molto creative, riconosciute dai notevoli successi nazionali e internazionali, ottenuti e sostenuti anche da gallerie come: Sperone-Westwater, Annina Nosei e Kouros di N.Y. o Ivon Lambert e Di Mèo di Parigi, Triebold e Bajler di Basilea, Skulima di Berlino, Mayor Rowan Gallery di Londra, Holtmann di Colonia, Hilger di Vienna e ancora Mar Estrada di Madrid, Carstesn di Barcellona e Akira Ikeda di Nagoya.
Era un tempo con meno posa ideologica che maturava verso una ricerca riflessiva del sentire estetico più interiore e più sperimentale, verso il fare arte come un rito sacrale piuttosto che epifania vanitosa edonistica, piuttosto che come manualità appetibile per il solo mercato, il quale ha sempre definito e delimitato la creatività in tutta la Storia dell’Arte passata.
Si sfornavano opere basate su un lavoro manuale certosino, ma anche mutuate da discussioni giornaliere, provocate da fortunati inciampi e sfottii, dato che vivevamo gli uni accanto agli altri e così sopraggiungeva lo spirito di quel tempo che ci feceva intendere la fine di una cultura di ribellione e delle ideologie politiche, ormai chiaramente tutte fallimentari.
Con un occhio alle culture orientali, gli anni Ottanta furono per noi l’alba di nuovi interessi estetici e filosofici che si basavano sul riconoscimento del benessere psicofisico dell'uomo, legato ad un ambiente più sano.
Rivolti ad una figura nuova dell'uomo, più come portatore di valori esistenziali del singolo individuo che autore partecipe di masse sociali, e per nostro mestiere artistico più convinti co-creatori della natura, nella Grazia del Bello.

Bruno Ceccobelli