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PAINTING IS BACK, una mostra che vuole fare il punto sull'arte italiana negli anni Ottanta. 
PAINTING IS BACK.
Si ma... non fu solo Transavanguardia!


Si è aperta alle Gallerie d’Italia, a Milano, la mostra molto attesa PAINTING IS BACK, curata da Luca Massimo Barbero.
Era da molto tempo che in molti auspicavamo una ricognizione storica di quella straordinaria stagione che io stesso ho vissuto in prima persona e che, a distanza di quarant’anni dovrebbe essere letta con profondità tale da attribuire i valori, a prescindere dai fatti di cronaca – che pur furono tanti – di una situazione artistica che in Italia ebbe una straordinaria energia anche se, parti interessate tendono a far coincidere il ritorno alla pittura esclusivamente con il successo che ebbe la Transavanguardia. Le cose non furono proprio così.
Il curatore parte da una famosa frase di Gino De Dominicis: “il disegno, la pittura, la scultura, non sono forme di espressione tradizionali, ma originarie. Quindi anche del futuro”.
L’immanenza della pittura è dunque la chiave di lettura della mostra e delle scelte del curatore, una contraddizione rispetto al titolo; l’affermazione che la pittura non sia mai andata via e dunque non sia mai tornata.
Secondo questo punto di vista verrebbe meno quel concetto di “discontinuità” che è stato proprio la forza dirompente della generazione anni ’80, una generazione che si oppose all’arte povera e all’arte concettuale poiché stava superando la condizione ideologica, il dogmatismo, la freddezza dei linguaggi, a favore di una riappropriazione della libertà espressiva, calda, talvolta ironica, spesso introversa, dirompente. Gli artisti nati dalla metà degli anni Quaranta alla metà degli anni Cinquanta, nel decennio in questione avevano 30 - 35 anni circa e tanta voglia di forma, materia, colore, segno, gesto.
Il 1977 a Bologna aveva aperto una breccia innovativa importante. Eravamo una generazione che era partita dal concettuale e riscopriva la pittura, non eravamo pittori per continuità con il passato ma tornavamo alla pittura per una precisa scelta di campo.
Io stesso facevo Land Art nel 1970, a dciotto anni, iscritto al primo anno dell’Accademia di Brera ma subito dopo sentii una forte necessità di dipingere e quando nel 1976 feci la mia personale a Milano intitolata “Sono felice quando dipingo” fui tacciato da Luciano Inga-Pin (Galleria Il Diagramma, Milano) di essere un traditore. La forza, il coraggio, erano nell’opposizione alla sclerotizzazione del sistema freddo e mentale. Quella mostra però mi valse il grande apprezzamento di Luigi Carluccio che volle invitarmi nella sezione “Giovani” alla Biennale di Venezia del 1982 ma Carluccio morì all’improvviso e la direzione passò a Jean Clair che mi convocò a Parigi per conoscere il mio lavoro e mi disse: “Grillo, la sua pittura è troppo post modern, quindi non in linea con la mia idea di pittura”.
Questo episodio vissuto in prima persona conferma in qualche modo l’assunto di Luca Massimo Barbero sulla immanenza della pittura. Certo in Germania artisti della generazione di Baselitz dipingevano per continuità, anche in America Julian Scnabel dipingeva ma non nella modalità figurativa, come invece faceva David Salle o come faceva Garouste in Francia. Direi che proprio Scnabel, che è forse il leone americano di quella generazione smentisce la tesi di Barbero sulla permanenza della figurazione che in Europa ha più continuità soprattutto con Kiefer.
In Italia tanti anti artisti delle generazioni precedenti a quella degli anni ‘80 non avevano mai messo in discussione il linguaggio della pittura c’erano due fronti, in continuità con il ramo figurativo (Guttuso) e quello astratto (Turcato). Mentre trionfava l’arte Povera e Cocettuale tanti artisti rimanevano fedeli alla pittura fra le tante declinazioni di quella che genericamente fu la Nuova Figurazione e fra questi molti presenti in questa mostra, da Baj ad Adami, da Tadini a Schifano a Franco Angeli ecc.
Le mostre organizzate da Flavio Caroli negli anni 1979 e 1980 furono una vera apertura di quel decennio ma della “Nuova Immagine” o del “Magico Primario” ecc. non si fa cenno, a favore di uno sbilanciamento totale verso Bonito Oliva e la Transavanguardia.
Il curatore si difende dietro l’alibi che questa mostra è solo un primo e non esaustivo momento di verifica di quella stagione ma proprio per questo sancisce una priorità di importanza e di sottesi interessi di mercato.
Sarebbe ora – invece - dopo quarant’anni di sgambetti e sgomitate per guadagnare la storia, di riscattare la forza straordinaria che ebbero gli artisti italiani in quegli anni, artisti che, senza nulla togliere alla indubbia bravura dei cinque campioni moschettieri, attendono che gli venga riconosciuto ciò che gli venne scippato durante la cinica corsa a quel mito del successo che spesso distrugge valori importanti.
Apprezziamo l’iniziativa di Banca Intesa ma la valorizzazione del proprio patrimonio non deve necessariamente comportare una forzatura della storia e questa pur legittima teorizzazione di Luca Massimo Barbero ci risulta difficile da accettare.
Schifano e Tano Festa hanno una loro storia diversa, così come è diversa la storia di Aldo Mondino, di Mario Merz, di Carol Rama e persino quella di Luigi Ontani o dello stesso Salvo.
I riferimenti a Renato Guttuso non hanno senso soprattutto se si pensa che il ritorno alla pittura in quegli anni non fu soltanto un ritorno alla figurazione ma anche all’informale, alla gestualità materica, all’espressionismo astratto. Fu insomma una reazione calda ad un lungo periodo di fredda demagogia e di dittatura dei nipoti duchampiani.
Gli anni ’80 però furono anche il ritorno alla scultura, a tecniche come l’affresco, il mosaico, la grafica, la ceramica; segnarono nettamente la volontà di riapporiazione della specificità dei linguaggi dell’arte e della manualità.
In questa mostra mancano molti artisti che avrebbero avuto legittimo diritto di presenza e sono presenti invece altri la cui presenza confonde e altera la percezione del significato più vero di quella stagione.
Mi auguro che Barbero produca a breve almeno altre due mostre per risarcire gli artisti ignorati ma sono più convinto che ciò non avverrà e che ci sarà bisogno di una mostra pubblica di grande portata per sde-finire e ride-finire un capitolo della storia recente che ha in sé tutti i germi fecondi di una nuova stagione.


Gaetano Grillo

per intervenire scrivere a: artista.grillo@libero.it
PAINTING IS BACK, una mostra che vuole fare il punto sull'arte italiana negli anni Ottanta.